Il progetto tipografico Bettona è una ricerca basata sulla pratica progettuale, incentrata sul rapporto tra la cultura storica del manoscritto e il type design contemporaneo. Sviluppata attraverso lo studio dei Corali di Bettona, un insieme di manoscritti liturgici medievali conservati nella cittadina umbra di Bettona, la ricerca analizza come i principi strutturali della scrittura storica possano essere tradotti in un sistema tipografico digitale coerente.
I Corali furono realizzati come libri di grande formato, destinati alla lettura collettiva e all’esecuzione vocale. La loro scrittura era quindi condizionata dalla scala, dalla distanza di osservazione, dall’illuminazione, dal ritmo e dallo spazio architettonico. Anziché considerare i manoscritti come semplici riferimenti decorativi, il progetto li interpreta come sistemi complessi, nei quali ductus, modulazione del tratto, proporzioni, controforme, spaziatura e ritmo visivo operano in stretta relazione.
Fred Smeijers descrive il type design come una disciplina che richiede «sensibilità visiva, conoscenza dell’uso e della sua storia e padronanza del mestiere» (Smeijers, citato in Thomson, 2015). Queste forme di conoscenza, strettamente interdipendenti, costituiscono il fondamento della ricerca Bettona. L’analisi storica è stata integrata con il disegno, la valutazione ottica, la costruzione digitale, la spaziatura e una serie di verifiche ripetute all’interno di differenti contesti d’uso.
Le forme alfabetiche storiche sono state analizzate attraverso un’osservazione visiva prolungata, anziché mediante misurazioni formali. Particolare attenzione è stata riservata alle relazioni ricorrenti tra aste verticali e tratti curvilinei, alla compressione delle controforme interne, all’orientamento dei terminali, alla configurazione delle spalle e delle giunzioni e al ritmo generato dall’alternanza di forme nere e bianche sulla pagina manoscritta.
La stessa lettera ricorre frequentemente in configurazioni differenti. La sua forma può variare in funzione del movimento e della pressione della mano, dell’inclinazione dello strumento scrittorio, dello spazio disponibile, delle lettere adiacenti e del comportamento fisico dell’inchiostro e della pergamena. Tali variazioni non sono state interpretate come difetti da correggere, ma come testimonianze della logica generativa sottesa alla scrittura.
La ricerca ha quindi distinto tra caratteristiche strutturali e irregolarità contingenti. Le forme storiche non sono state ricalcate né riprodotte letteralmente. Al contrario, le tendenze ricorrenti sono state isolate, astratte e tradotte in un sistema contemporaneo attraverso il disegno comparativo, la costruzione digitale dei profili, la correzione ottica, la spaziatura, il kerning e la verifica all’interno di parole e testi continui.
L’analisi ha preso avvio dal ductus della scrittura manoscritta: la direzione, la sequenza, la velocità e la pressione attraverso cui venivano formati i tratti. Il contrasto tra elementi spessi e sottili è stato interpretato come conseguenza del movimento e del comportamento del pennino a punta larga, piuttosto che come un trattamento decorativo applicato a una struttura già definita.
Il processo progettuale si è tuttavia esteso oltre l’analisi dei tratti neri. Ogni lettera è stata considerata come il risultato dell’interazione tra profilo, controforma, apertura, spaziatura laterale e spazio bianco esterno generato tra caratteri adiacenti. Come scrive Gerrit Noordzij, «la relazione tra forma e controforma, che nella scrittura corrisponde alla relazione tra bianco e nero, costituisce il fondamento della percezione» (Noordzij, 2005, p. 14).
Questo principio è diventato fondamentale nello sviluppo di entrambe le famiglie. Modificare lo spessore di un’asta significa necessariamente alterare la controforma che essa delimita; intervenire su un’apertura modifica il modo in cui il bianco attraversa la forma; cambiare una spaziatura laterale influisce sul ritmo della parola. Il glifo, pertanto, non poteva mai essere considerato come una sagoma isolata.
Bettona Old Style rappresenta l’espressione orientata al testo della ricerca condotta sui manoscritti. Conserva la densità e la tensione controllata della fonte attraverso proporzioni moderatamente compresse, una modulazione calligrafica del tratto, controforme contenute, strutture differenziate delle grazie e sottili asimmetrie nelle curve, nelle spalle e nei terminali.La famiglia non è concepita come una ricostruzione della scrittura medievale. Le sue forme alfabetiche sono contemporanee, ma mantengono tracce evidenti della loro origine scrittoria. Aperture strette, transizioni accentuate, controforme compatte e variazioni nell’orientamento dei terminali generano una tessitura tipografica che rimane percepibile durante la lettura.
Il rapporto tra carattere percepibile e riconoscibilità funzionale trova riscontro nell’osservazione di Gerard Unger secondo cui «la maggior parte dei lettori legge senza riconoscere consapevolmente le lettere» (Unger, 2007, p. 11). Durante la lettura, infatti, non si analizza normalmente l’anatomia dei singoli glifi; si possiede tuttavia una familiarità molto sviluppata, e in gran parte inconscia, con le strutture delle forme alfabetiche.Unger osserva inoltre che «le forme delle lettere sono saldamente radicate nella nostra mente» (2007, p. 10). Il progetto di Bettona Old Style opera quindi attraverso una deviazione controllata, anziché mediante una novità arbitraria. I dettagli distintivi sono introdotti all’interno di strutture alfabetiche riconoscibili, consentendo al carattere di conservare una precisa identità storica e formale senza compromettere la continuità della parola.
La ricerca di Sofie Beier offre un ulteriore sostegno a questa posizione. I suoi esperimenti hanno rilevato che, nelle condizioni specifiche dello studio, «le caratteristiche non familiari delle lettere influenzano esclusivamente la preferenza e non la velocità di lettura» (Beier, 2009, p. 3). La non familiarità non dovrebbe quindi essere automaticamente associata all’illeggibilità. Rimangono invece essenziali la chiarezza delle forme, la differenziazione tra i caratteri, la coerenza della spaziatura e la continuità ritmica.
Bettona Elephant nasce dal medesimo impianto di ricerca fondato sui manoscritti, ma ne traduce la logica strutturale in un sistema orientato all’uso display. Le sue forme sono caratterizzate da una maggiore massa del tratto, da controforme più compatte, da una marcata enfasi verticale e da un rapporto più architettonico con lo spazio circostante.
La famiglia non è stata ottenuta attraverso un ispessimento meccanico di Bettona Old Style. Un simile procedimento avrebbe determinato la chiusura delle controforme, la congestione delle giunzioni, la deformazione delle curve e una riduzione della differenziazione tra i caratteri. Ogni glifo ha quindi richiesto una ridistribuzione autonoma e calibrata del rapporto tra nero e bianco.
I profili esterni e interni sono stati pertanto sviluppati separatamente. Le controforme e le aperture sono state protette in modo selettivo, mentre intagli, giunzioni e angoli interni sono stati ampliati, ove necessario, per controllare l’accumulo della massa visiva. Le strutture terminali sono state ingrandite o riorientate per rafforzare la silhouette e migliorare la riconoscibilità a distanza.Mentre Bettona Old Style trattiene la tensione all’interno del ritmo della lettura continua, Bettona Elephant la proietta verso l’esterno attraverso la scala, la densità, la compressione e la forza spaziale.
Il rapporto tra le due famiglie si fonda su principi strutturali condivisi, piuttosto che su una somiglianza stilistica superficiale. La posizione comune delle spalle, la direzione dei tratti, il comportamento delle aperture, l’orientamento dei terminali, le relazioni tra le larghezze dei caratteri e la distribuzione dello spazio interno stabiliscono una riconoscibile connessione genealogica.Le due famiglie non devono quindi essere interpretate semplicemente come pesi differenti di un unico carattere tipografico. Ciascuna possiede un proprio modello di contrasto, una specifica strategia delle controforme, una logica autonoma di spaziatura e un distinto comportamento ottico. La loro unità risiede a un livello più profondo, nel sistema derivato dai manoscritti dal quale entrambe sono state sviluppate.
Il progetto dimostra come il materiale storico possa informare il type design contemporaneo senza essere imitato né ridotto a semplice riferimento estetico. I Corali di Bettona non vengono considerati come un repertorio di forme antiche, ma come fonti di conoscenza tipografica: testimonianze del gesto, del ritmo, del comportamento dei materiali, dell’organizzazione visiva e della lettura collettiva.
Attraverso Bettona Old Style e Bettona Elephant, questa conoscenza storica viene tradotta in un linguaggio digitale contemporaneo. Il risultato non è una ricostruzione della scrittura medievale, ma una prosecuzione della sua logica formale sottostante.
Selected Bibliography
Beier, Sofie. 2009. Typeface Legibility: Towards Defining Familiarity. PhD thesis, Royal College of Art.
Noordzij, Gerrit. 2005. The Stroke: Theory of Writing. Translated by Peter Enneson. London: Hyphen Press.
Thomson, Mark. 2015. “Reputations: Fred Smeijers.” Eye, no. 90, vol. 23.
Unger, Gerard. 2007. While You’re Reading. New York: Mark Batty Publisher.